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Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2013, riunito a Palazzo Chigi, ha approvato la Riforma dell’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.

Federazione UGL-INTESA

RiformaISEE 12.2013

Il Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2013, riunito a Palazzo Chigi, ha approvato la Riforma dell’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.

Il Presidente del Consiglio Letta ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giovannini hanno riferito circa l’approvazione di un Dpcm di riforma dell’ISEE, strumento insostituibile per l’erogazione dei servizi e delle prestazioni sociali. Una riforma dell’ISEE già indicata dal documento dei cosiddetti “saggi del Quirinale” come uno degli obiettivi prioritari del futuro Governo.

Per valutare in modo completo la condizione economica delle famiglie, con l’ISEE riformato saranno incrociate le diverse Banche Dati fiscali e contributive, ridotte le aree dell’autodichiarazione, saranno integrati dati e prestazioni a livello nazionale e locale. Inoltre, la riforma prevede non solo una definizione più ampia del reddito ed un maggior peso della situazione patrimoniale, ma anche una forte attenzione alle famiglie più numerose e alle diverse condizioni di disabilità.

Ecco le principali novità della riforma:

  • vengono considerate tutte le forme di reddito, comprese quelle fiscalmente esenti;
  • migliora la capacità selettiva dando un peso più adeguato alla componente patrimoniale;
  • considera le caratteristiche dei nuclei con carichi gravosi, come le famiglie con 3 o più figli e quelle con persone con disabilità;
  • consente una differenziazione dell’indicatore in riferimento al tipo di prestazione richiesta;
  • riduce l’area dell’autocertificazione, consentendo di rafforzare i controlli per ridurre le situazioni di accesso indebito alle prestazioni agevolate.

Inoltre:

  • è introdotta la possibilità di calcolare l’ISEE “corrente” in caso di variazioni del reddito corrente superiori al 25 %;
  • vengono sottratti dalla nozione di reddito gli assegni di mantenimento,   i redditi da lavoro dipendente (quota del 20% fino a un massimo di 3.000 euro), pensioni (quota del 20% fino a 1.000 euro), costo dell’abitazione (da 5.165 a 7.000 euro all’anno) e le spese effettuate da persone con disabilità o non autosufficienti;
  • Vengono aumentate le franchigie per ogni figlio successivo al secondo (500 euro per la deduzione dell’affitto, 2.500 euro per la deduzione sulla prima casa, 1.000 euro per il patrimonio immobiliare).

Saluti Giovanni Orefice

 

 

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